Il mosaico absidale

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Progettato dal parroco don Giancarlo, che si è avvalso della creatività e della collaborazione dell'artista Positano, fu realizzato nell'anno 2000 per lasciare un segno e un ricordo di quel solenne Anno Santo (foto 1).
Il mosaico è assemblato con tecnica "a pietre vive", la stessa dei mosaicisti della Domus Dei di Albano, quindi non con le classiche tessere.
Racconta la storia della Chiesa che naviga nel mare agitato, rappresentata dal tabernacolo a forma di nave, sostenuto dalla lunga fascia azzurra che attraversa orizzontalmente tutto il mosaico (foto 2 e 3); è l'immagine della Chiesa che naviga sicura perché il Cristo è dentro di lei (la porticina del tabernacolo con i segni P e X, monogramma dì Cristo) (foto 4).
La colomba rappresenta lo Spirito di Dio che aleggia sulle acque e che veglia sul suo percorso fin dall'inizio della creazione (foto 7).
La grande fiamma rossa disposta sopra il tabernacolo è lo Spirito Santo presente nella Chiesa (foto 5).
Il tetragramma in ebraico di Javeh (che compone il nome proprio di Dio descritto nel Tanach: יהוה), ricorda il nome dato al vero Dio unico dal popolo ebreo (foto 7).
La figura del guizzante pesce, l'ichthus (uno dei più antichi simboli cristiani giunti fino a noi), simboleggia il centro della fede, cioè Gesù Cristo, figlio di Dio (foto 9).
La parola logos, presa dal Vangelo di Giovanni in riferimento al Figlio di Dio, che con la sua incarnazione ha operato la salvezza degli uomini, e il nome di Gesù in caratteri ebraici, ci ricordano il "Verbum caro factum est". Il Verbo si è fatto uno come noi, prendendo carne e sangue secondo una precisa storia e cultura, quella del popolo ebraico (foto 8 e 9).
Il messaggio cristiano si sintetizza nella Agape (la parola greca ἀγάπη, amore smisurato e disinteressato), a significare l'amore di Cristo e dei cristiani (foto 6).
I simboli dell'uva e delle spighe stanno ad indicare l'Eucarestia, il gesto per eccellenza per un cristiano; gesto in cui la vita della chiesa stessa trova nutrimento: "la Chiesa fa l'Eucarestia e l'Eucarestia fa la Chiesa" (foto 6 e 8).
La bellezza dell'impianto nella sua interezza si coglie soltanto a distanza perché il mosaico, osservato da vicino, sembra non essere rifinito, in ragione della tecnica costruttiva che prevede solo pietre grezze nel loro colore naturale; solo da lontano si riesce a percepirne l'armonia e la luminosità, peculiarità esaltate dalla luce dei faretti che contribuisce a comunicare tutta l'espressività dell'opera.

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